“Realtà delle cose e realtà umana”, John R. Searle

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Monte Tamalpais. Dipinto di Teikichi Hikoyama, 1927, de Yong Gallery, Fine Art Museums, San Francisco

Monte Tamalpais. Dipinto di Teikichi Hikoyama, 1927, de Yong Gallery, Fine Art Museums, San Francisco

Da un punto di vista intellettuale il fatto sostanziale, riguardo l’era attuale, è che le conoscenze aumentano. Noi sappiamo molte più cose rispetto a ciò che sapevano i nostri bisnonni, e i nostri pronipoti sapranno cose che per noi oggi sono inconcepibili. Il grande aumento delle conoscenze ha prodotto un cambiamento enorme nello studio della filosofia. Nei secoli immediatamente successivi a Cartesio, i problemi centrali della filosofia erano epistemici, ossia avevano a che fare con la conoscenza e, in particolare, sembravano avere la pressante necessità di rispondere al problema dello scetticismo.

Infatti, nel XVII secolo le superstizioni erano ampiamente diffuse anche tra le persone istruite, ogni genere di superstizione – molte persone colte, per esempio, credevano nell’esistenza degli unicorni. Ma, nel bene e nel male, oggi abbiamo un vasto insieme di conoscenze ben consolidate e, senza ragionevole dubbio, una molteplicità di scetticismi. È molto difficile mandare gli uomini sulla luna e, per esempio, chiedersi, «Sappiamo se il mondo esterno esiste? Sappiamo se esistono davvero oggetti ed eventi oltre i nostri stati di coscienza?» Questo nostro cambiamento di posizione epistemica nei confronti del mondo però ha prodotto una seria difficoltà intellettuale: il concetto di realtà che gran parte di noi accetta deriva dalle cosiddette «scienze naturali», in particolare dalla chimica, dalla fisica e dalla biologia evolutiva.

Tuttavia, il concetto di realtà che è derivato dalla cosiddetta «visione del mondo scientifica»sembra in disaccordo con una grandissima quantità di altre cose in cui crediamo. Secondo la concezione scientifica di realtà il mondo consiste interamente di entità che per convenienza chiamiamo particelle – particelle fisiche in campi di forza – e questo è quanto, non esiste nient’altro nell’universo.

Queste particelle fisiche sono entità prive di mente e di significato e non è affatto chiaro come una tale concezione della realtà, che io chiamo «la realtà basilare», possa integrarsi con la concezione che noi abbiamo di noi stessi. Se il mondo consiste di particelle fisiche prive di mente e di significato, come si riconcilia quel fatto con il fatto che noi ci consideriamo razionali, dotati di coscienza e di intenzionalità, capaci di espressioni artistiche e creative, capaci di comportamenti morali e immorali e impegnati in ogni sorta di realtà politica?

Chiamiamo pure questa concezione «la realtà umana»”, e noi chiamiamoci agenti razionali, liberi e consapevoli. La questione che io considero centrale nella filosofia contemporanea è: come fare a riconciliare questa idea che abbiamo di noi stessi con la conoscenza del mondo che ci arriva dalla fisica, dalla chimica e dalle altre scienze naturali? Per usare un metodo stenografico, dico che il problema è quello di riconciliare la realtà basilare, la realtà descritta dalla fisica e dalla chimica, con la realtà umana, la realtà di noi uomini in quanto agenti coscienti, razionali, politici, morali, dotati di libero arbitrio e di linguaggio.

Attenzione però, non basta fare in modo che queste due realtà risultino coerenti – il che è piuttosto facile: è sufficiente postulare due realtà diverse: la realtà cosciente e la realtà incosciente, cioè la soluzione dualista o Cartesiana. Questa è una soluzione insoddisfacente. Noi dobbiamo mostrare che la realtà umana è una naturale conseguenza, un risultato naturale e in qualche modo inevitabile della realtà fisica o basilare. Una volta che hai gli elettroni, alla fine devi per forza avere le elezioni; se hai i protoni, alla fine devi ottenere i presidenti. È questo che dobbiamo mostrare. Non solo che la realtà umana è coerente con la realtà basilare, ma che ne è il risultato naturale, una sua conseguenza naturale.

Potrebbe sembrare che per risolvere questo insieme di problemi basti mettersi al lavoro, che siano necessarie solo maggiori conoscenze scientifiche, per esempio su come funziona il cervello, e una maggiore analisi filosofica della reale struttura della realtà umana. La difficoltà è che dobbiamo confrontarci con tradizioni filosofiche molto potenti, che fanno apparire le soluzioni ai problemi dettate dal buonsenso molto più difficili di quanto non siano.

Credo che alla fine quella che io chiamo la soluzione del buonsenso sia giusta, dovremmo riuscire a capire meglio come funziona il mondo e come esso si relaziona al funzionamento del nostro cervello e al funzionamento della nostra mente, ma ci sono almeno due tradizioni filosofiche che ci ostacolano.

La prima tradizione, in termini generali, è la tradizione religiosa, la quale dice che il tratto fondamentale della realtà umana è che ciascuno di noi è un’anima immortale. La realtà umana è la realtà più basilare perché contiene Dio, l’anima e l’immortalità, ed è impensabile riconciliare Dio, l’anima e l’immortalità con la concezione scientifica, perché alla base sono totalmente incompatibili. Bisogna postulare una sorta di dualismo per potere consentire tutti i fatti. È vero che c’è un mondo di particelle fisiche, ma quel mondo non è quello fondamentale, il mondo fondamentale è il mondo di Dio, dell’anima e dell’immortalità, e non è un mondo fisico, non contiene affatto proprietà fisiche, contiene anime libere e immortali, le quali sono tutte create da Dio ed esistono per sempre, sulla terra o in un aldilà. Non ho molto da dire su questa tradizione, perché ritengo che sia totalmente screditata. Vorrei tanto fosse vera, ma non lo è, quindi la ignorerò, sempre che non torni fuori nella discussione, naturalmente.

C’è un’altra tradizione che pretende di opporsi a questa, ma commette un errore peggiore della tradizione di Dio, dell’anima e dell’immortalità, ed è la tradizione del materialismo scientifico. Il materialismo scientifico dice che c’è una soluzione semplicissima al problema che ho descritto, ed è che la realtà umana non esiste. Noi abbiamo l’illusione di avere una coscienza e di avere tutti questi altri fenomeni, in realtà c’è solo il mondo delle particelle fisiche prive di mente e di significato e tutto ciò che esiste realmente deve essere riconducibile a quello. Verrebbe da pensare che nessuno possa credere a una cosa talmente ridicola, ma vi assicuro che è una opinione diffusa nei dipartimenti di filosofia degli Stati Uniti e più avanti avrò delle cose negative da dire a riguardo.

Quindi, abbiamo queste due tradizioni che ci rendono difficile rispondere alle domande che ho posto e devo dire due parole su ciascuna di loro. Una è la tradizione di Dio, dell’anima e dell’immortalità, la tradizione del dualismo religioso, e la seconda tradizione è quella del materialismo scientifico. Nella cultura in cui vivo, il materialismo scientifico è una minaccia molto più grande della tradizione religiosa, quindi gli dedicherò più tempo.

Il problema della tradizione religiosa è che postula l’esistenza di una serie di entità che quasi certamente non esistono. Sarebbe bello se esistessero, ma per quando ne so, non siamo vegliati da un essere divino e non consistiamo di anime immortali. Consistiamo di corpi umani fin troppo mortali e fragili e racchiuso nel corpo umano c’è il cervello umano, e questo cervello umano è la fonte della coscienza e di quasi tutte le altre caratteristiche che ho descritto come caratteristiche della realtà umana.

Il problema del materialismo scientifico così come l’ho definito è che nega i fatti ovvi. Nega il fatto che abbiamo una coscienza e che essa sia irriducibile a qualcos’altro, a un qualche fenomeno oggettivo o a un fenomeno terzo. Ma com’è possibile? Ebbene, è un semplice dato di fatto che in questo momento io sia consapevole di pensare a questioni filosofiche. Non potrebbe però trattarsi di un’illusione? Dopotutto, la scienza ci ha insegnato che molte convinzioni di buonsenso, come per esempio credere nella solidità di un tavolo, sono illusioni. Si possono spiegare utilizzando una concezione più fondamentale della realtà. Una concezione più fondamentale della realtà non mostrerebbe che allo stesso modo anche la coscienza è un’illusione?

L’analogia non funziona. L’idea è che dovremmo credere, proprio come abbiamo mostrato, che il colore e la solidità siano illusioni, che i tramonti siano illusioni, che lo siano gli arcobaleni, e così potremo dimostrare che la coscienza è un’illusione. Perché non possiamo farlo? La risposta credo sia molto semplice: la distinzione tra l’illusione e la realtà è una distinzione tra come le cose ci sembrano consapevolmente – sembra che ci sia un arco in cielo, sembra che il sole tramonti dietro il monte Tamalpais ¬– e come sono realmente. Non c’è nessun arco reale in cielo e il sole non tramonta dietro il monte Tamalpais. Noi sostituiamo l’illusione consapevole con una considerazione scientifica più basilare, che preserva la spiegazione dell’illusione. Possiamo mostrare come avviene l’illusione. Ora, perché non possiamo farlo con la coscienza?

La risposta è piuttosto semplice: quando si parla dell’esistenza stessa della coscienza, non possiamo fare la distinzione illusione contro realtà, perché se hai consapevolmente l’illusione di essere cosciente significa che sei cosciente. Puoi sbagliarti sulle varie caratteristiche della coscienza ¬– pensavi di essere innamorato e invece era soltanto uno stato mentale, a quanto pare avevi bevuto troppo – ma nel caso dell’esistenza stessa della coscienza, non puoi fare una distinzione tra illusione e realtà, perché l’illusione cosciente della coscienza è la coscienza.

Per ripetere il concetto: se sei cosciente di avere l’illusione di essere cosciente, allora sei cosciente. La distinzione tra realtà e illusione è la distinzione tra apparenze coscienti e realtà sottostanti, ma quando si tratta dell’esperienza cosciente stessa, quella è la realtà sottostante – non puoi fare la distinzione illusione contro realtà per l’esistenza stessa della coscienza.

Traduzione di Laura Pagliara

La Lectio Magistralis di John R. Searle si è tenuta ieri a Pordenone a Palazzo Montereale Mantica nell’ambito di Pordenonelegge. L’ultimo libro di Searle è «Vedere le cose come sono», edito da Cortina
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